Fonti Storiche

LE VISITE PASTORALI A S. MARIA

(Tarcisio Giungi)altare

Al di là di ciò che è possibile arguire anche per il nostro territorio da altre fonti generali e, per la chiesa in specie, dall’esame strutturale dell’edificio ed artistico della pittura su muro dei primi del ‘400, le uniche fonti storiche particolari sono costituite dai verbali delle visite pastorali che anche i vescovi di Rimini, in ossequio ai dettami del concilio di Trento (1545-1563), compivano in tutte le parrocchie della diocesi.

Come è facile immaginare, tali verbali – redatti dai segretari – sono spesso di difficile lettura, a causa del deperimento della carta e delle numerose forme abbreviate o contratte, incomprensibili per i profani.

Le notizie non sono numerose e comunque alquanto ripetitive anche a causa del genere letterario di detti verbali: spesso si tratta di elenchi di oggetti situati nelle chiese visitate e di ordini impartiti dal vescovo al sacerdote responsabile della chiesa riguardanti soprattutto il decoro degli arredi per il culto.

Per la nostra chiesa le notizie più importanti non riguardano gli arredi del culto (peraltro assai poveri e comuni a tutte le chiese del tempo), ma la citazione stessa ed il fluttuare del titolo con cui essa viene indicata nelle diverse visite pastorali.

Naturalmente, anche la descrizione puntigliosa della chiesa e dei suoi oggetti, unitamente alla ingiunzioni dei vescovi ai rettori dell’oratorio, ci riportano ad un tempo in cui – almeno nelle nostre campagne tra Romagna e Marche – si respirava ancora un’aria di sacralità, e vita civile e vita religiosa erano strettamente intrecciate fino a formare un unico tessuto sociale.

La visita pastorale di mons. Giovanni Battista Castelli

(vescovo di Rimini dal 1574 al 1584)

Dopo circa 10 anni dalla conclusione del concilio tridentino (1563) che poneva l’obbligo di facciataneveresidenza per i vescovi e di compiere visite pastorali in tutte le parrocchie delle loro diocesi, mons. Castelli ottemperava a questi obblighi e compiva la prima visita pastorale. In quel tempo la parrocchia di S. Giorgio in Valle Avellana dipendeva dalla chiesa plebale di Santa Colomba in Inferno (Onferno) ed aveva due chiese “succursali”, oltre la parrocchiale, sul proprio territorio: la visita pastorale di mons. Castelli a Valle Avellana avvenne il 12 agosto 1577.

Annota scrupolosamente il segretario:
“Ordinazioni per le chiese di Valle Avellana fatte per decreto del rev.mo vescovo di Rimini.

Chiesa di San Bartolo in Rio Petroso. (S. Bartolo o Bartolomeo in Rio Petroso era un oratorio ormai scomparso, di cui si intravvedono pochi resti a destra del torrentello Rio Petroso, in uno scenario affascinante di scoscesi dirupi, scendendo dalla parrocchiale di San Giorgio verso la Celletta). Seguono le indicazioni per questo oratorio. Si passa poi a trattare della nostra chiesa:

Nella chiesa di S. Maria attuino i decreti del visitatore:

– si facci un piede di legno alla croce
– il palio (palliotto, NdR) dell’altare si rinnovi con la figura della Madonna
– lo scabello di pietra si copra di asse
– l’altare si slunghi di asse alla misura degli ordini generali
– si provveda di un piano di candelieri almeno di legno dipinto
– l’altare che è alla nicchia della porta si […] che si possa utilizzare

Le ultime disposizioni riguardano le sepolture sul pavimento e il cimitero. Alcune pagine dopo si ripetono i lavori da eseguire, con l’indicazione precisa del tempo a disposizione. La cosa più interessante è il fatto che il nostro oratorio venga ora chiamato “S. Maria da Terra Rossa” (cfr. in proposito la spiegazione di Francesco V. Lombardi in questo stesso opuscolo):

– il palio dell’altare si rinnovi con la figura della Madonna
– lo scabello di pietra si copra di asse fra tre mesi
– il volto fra quattro mesi sia restaurato
– le muraglie intonichino et s’imbianchino per spazio di sei mesi
– se le figure de Madonna depense sulle mura fra sei mesi non sono restaurate s’imbianchino…
– s’accomodi […]di seta (incerata?) alla finestra
– se le sepolture fra tre mesi non seranno coperte con una pietra […] secondo la forma data si riempiano…
– si provveda di un turibolo con decenza
– (idem) di secchiello per l’aqua binidetta più conveniente di quello che n’è ora
– il cimiterio s’accomodi con la fossa e grata di pietra o di legno all’intorno e le lapidi

La visita pastorale di mons. Giulio Cesare Salicini

(vescovo di Rimini dal 1591 al 1606)

notturnoDiciassette anni dopo, mons. Salicini compì una nuova visita pastorale che interessò ancora la nostra chiesa. Dopo essere stato il 16 marzo 1594 a visitare la chiesa parrocchiale di “S. Giorgio in Val d’Avilana”, ove trovò “gli infrascritti decreti essere tutti eseguiti”, così annota sul diario:

“Spostandomi dalla parrocchial chiesa di S. Giorgio andai a visitare la chiesa parrocchiale di S. Maria in Silva adì 17 di marzo 1594, rettore della quale è il rev.mo domino Aloisio Igini da Vale d’Avilana et è […] di S. Giorgio e trovai gli infrascritti decreti né essere eseguiti”.

Naturalmente il buon vescovo non poté che ripetere quanto già prescritto e non eseguito:

– s’accomodi al turibolo il piede et catena fra tre mesi, […] et ho porta dell’altra chiesa e di quello si serva
– si facci l’imagine della Madonna sopra la porta
– li massari di Val d’Avilana e di Rio Petroso fra tre mesi faccino una bara

poiché quella […] che si è indecisissima (?) sotto pena di tre scudi

Le visite pastorali di mons. Angelo Cesi e di mons. Vincenzo Ferretti

Alcune scarne notizie sul nostro oratorio sono contenute nel diario della visita pastorale di mons. Cesi (vescovo di Rimini dal 1627 al 1646), effettuata nel 1644: la chiesa viene detta semplicemente S. Maria presso S. Giorgio di Valle Avellana, senza ulteriori titoli.

Più ricca di notizie ed interessante per il cambiamento del titolo è invece la cronaca della visita pastorale di mons. Ferretti (vescovo di Rimini dal 1779 al 1807), effettuata a Valle Avellana il 13 settembre 1780. Dopo aver descritto tutto quanto c’è nella chiesa parrocchiale di S. Giorgio, si dilunga a parlare dell’”oratorio di S. Maria del Monte Carmelo, posto nei confini della parrocchia di Valle Avellana, annesso alla parrocchia” , sotto la responsabilità dello stesso parroco. Nel ‘700, dunque, la chiesa di S. Maria in Silva (o Silvis) era meglio conosciuta come S. Maria del Monte Carmelo (o del Carmine). Risale sicuramente a questo periodo la bella statua in cartapesta della Madonna del Carmine che era collocata nella nicchia sull’attuale parete absidale e, probabilmente, la nicchia stessa, ottenuta chiudendo una finestra, perfettamente visibile dopo il restauro.

Il testo prosegue riportando interessanti notizie sull’utilizzo e il mantenimento della chiesa: venivano celebrate due Messe alla quarta domenica del mese; c’era una festa con officio di Messe; era stata anche eretta una compagnia (societas) che aveva un reddito “…provenientibus fructibus censuum”.

Fin qui le notizie rinvenute: certamente si tratta di informazioni frammentarie e, per giunta, relativamente tardive, che non sono in grado di farci risalire alle origini dell’oratorio, cioè ai motivi della sua costruzione e alla sua struttura romanica. Tuttavia sono interessanti per gettare un po’ di luce sulla vita della comunità cristiana, anche a Valle Avellana, al tempo della grande riforma tridentina.

La nostra chiesa, in definitiva, eretta anticamente per motivi non noti e sui quali si possono solo fare congetture, era stata sempre dipendente dal parroco di S. Giorgio, anche se in qualche periodo può avere avuto un proprio rettore. Da sempre dedicata a S. Maria, come testimonia anche la pittura murale quattrocentesca e lo stesso toponimo “la Madonna”, ha visto però mutare nei secoli il titolo: S. Maria, S. Maria in Silvis, S. Maria in Silva, S. Maria da Terra Rossa, S. Maria del Monte Carmelo.

Per molto tempo fu anche luogo di sepoltura, come testimonia la presenza delle tombe aperte sul pavimento (delle quattro che c’erano, ricoperte da lastre di pietra, se n’è potuta conservare solo una) ed era probabilmente circondata anche all’esterno da un piccolo cimitero: durante i lavori di restauro, infatti, sono state ritrovate numerose ossa umane, portate, come quelle rinvenute nelle tombe, presso l’ossario del cimitero di Valle Avellana. A ciò si collega l’insistenza di mons. Castelli sull’ordine, il decoro e l’igiene del cimitero di S. Maria.

S. Maria in Silvis è sempre stato un piccolo oratorio dedicato a Maria, situato in un luogo affascinante e un tempo meno deserto di quanto non lo sia oggi (edificato su una delle direttrici che collegava la Val Foglia alla Val Conca attraverso il valico detto “Trabocco”), da tempo immemorabile luogo di devozione mariana per la gente di Valle Avellana e dei dintorni.

Attraverso alterne vicende, il piccolo oratorio è stato utilizzato fino alla metà degli anni ’50, quando ancora veniva officiato in occasione della festa della Madonna e delle “rogazioni. Poi l’abbandono, il degrado e la progressiva distruzione fino a questi ultimi anni.

Eppure per la gente di Valle Avellana, quel luogo è rimasto sempre “la Madonna”. In una società che tradizionalmente univa la vita religiosa e quella rurale (quale quella delle nostre colline almeno fino al secondo dopoguerra) la figura di Maria è stata sempre associata ai boschi, ai campi, ai monti, e su questi elementi della natura – così preziosi per l’uomo – sempre si è invocata la Sua protezione: “Sub tuum presidium confugimus, sancta Dei genitrix…, ”